Si chiama JUNETEENTH ed è una festa federale celebrata soprattutto dalla comunità afro americana poiché rappresenta libertà, giustizia e memoria storica.
È diventata una festa nazionale ufficiale conosciuta come Juneteenth National Independence Day per legge il 17 giugno 2021 firmata dal Presidente Joe Biden.
Si rifà alla data storica del 19 giugno 1865, tanto che il nome – non casualmente – ne trae origine dalla fusione di June (giugno) e nineteenth (diciannove), quando il generale Gordon Granger arrivò a Galveston, Texas, per annunciare che tutti gli schiavi neri africani erano liberi, conformemente con la Proclamazione di Emancipazione (Empacipation Proclamation) firmata da Abraham Lincoln nel 1863.
Tra la proclamazione di Lincoln e la sua effettiva attuazione passarono più di due anni. Ciò fu dovuto alla mancanza di truppe dell’Unione che facessero rispettare questa legge. Le reazioni alla libertà degli ex schiavi spaziavano dalla silenziosa incredulità e dallo shock alle celebrazioni piene di preghiere, banchetti, canti e danze.
Tali celebrazioni costituirono la base di una festività annuale che avrebbe avuto molti nomi, tra cui Giorno dell’Emancipazione, Giorno del Giubileo e Juneteenth.
Il Juneteenth è festeggiato quale festa comunitaria con condivisione di cibo, musica, danze, canti e preghiere per ricordare anche il dolore e la sofferenza della schiavitù e la felicità nella liberazione. È una giornata dedicata alla dignità umana. Le celebrazioni spesso includono l’esecuzione di “Lift Every Voice and Sing”, l’inno nazionale non ufficiale degli afroamericani.
Il consumo di cibi e bevande rosse è fondamentale per le celebrazioni del Juneteenth e per alcuni afroamericani rappresenta un legame culturale con la loro eredità dell’Africa occidentale.
Il colore rosso simboleggiava potere e sacrificio nelle pratiche culturali degli africani occidentali colpiti dalla tratta transatlantica degli schiavi. Le popolazioni provenienti dagli Yoruba della Nigeria, del Benin e del Togo, nonché dal Kongo dell’Angola, dalla Repubblica Democratica del Congo, dalla Repubblica del Congo e dal Gabon— attribuiscono grande valore filosofico e spirituale al colore rosso, poiché simboleggia sacrificio, transizione e potere.
Oggi Juneteenth celebra la resilienza e i successi degli afroamericani, preservando al contempo la storia e le tradizioni della comunità.
IL JUNETEETH A TAVOLA
Alcune pietanze sono di rito durante la celebrazione del Juneteeth:
- BARBECUE RIBS – Il barbecue al Juneteenth è più che cibo; é una tradizione di fratellanza e fuoco. Il profumo delle costolette sulla griglia è un segnale che la festa è iniziata. Molto prima delle grigliate in giardino, la cucina comune all’aperto era un pilastro della vita dei neri del Sud degli Stati Uniti. Preparare costolette a fuoco lento e a bassa temperatura su fiamme libere è diventato un modo per radunare, festeggiare e sfamare molti commensali prendendosene cura.
- FRIED CHICKEN – Con radici che si estendono fino all’Africa occidentale e si sono adattate alle difficoltà del Sud, il pollo fritto rappresenta l’ingegno e il sapore nati dalla necessità. Croccante, condito e dorato, divenne un alimento base nelle riunioni di famiglia e nelle cene domenicali. Il Juneteenth è un simbolo di casa e di tradizione. Spesso servito freddo durante i picnic o caldo dalla padella, porta tutti a tavola.
- CORNBREAD – Al Juneteenth, il pane di mais con il suo colore dorato simboleggia la speranza e l’intraprendenza. Che sia dolce o salato, cotto in padella o a forma di muffin, è un promemoria del nutrimento attraverso la lotta. Prodotto con farina di mais macinata, nasce da ingredienti limitati e secoli di adattamento. Nutriva gli schiavi quando la farina di grano scarseggiava e divenne un pilastro della cucina dei neri del Sud.
- WATERMELON – L’anguria era una coltura coltivata dagli schiavi liberati dopo l’emancipazione —sia per la sopravvivenza che per la vendita. Divenne un simbolo di indipendenza e autosufficienza dei neri. la sua presenza al Juneteenth riflette ora la rivendicazione. Mangiare anguria con orgoglio è un atto di resistenza tranquillo e gioioso.
- OKRA STEW – Conosciuto in alcune regioni come gumbo, lo stufato di okra ha un legame diretto con le tradizioni dell’Africa occidentale. L’okra, o “kingombo”, arrivò con gli schiavi e divenne la base di innumerevoli piatti del Sud. Cotto a fuoco lento con pomodori, spezie e talvolta carne, è terroso, nutriente e profondamente radicato nella cucina ancestrale.
SUGGERIMENTO DI VIAGGIO
- Volate a WASHINGTON DC e visitate il meraviglioso NATIONAL MUSEUM OF AFRICAN AMERICAN HISTORY & CULTURE, uno Smithsonian ed unico museo nazionale dedicato esclusivamente alla documentazione della vita, della storia e della cultura afroamericana, aperto nel settembre 2016. Offre l’opportunità a coloro che sono interessati alla cultura afroamericana di esplorare e godersi questa storia attraverso mostre interattive. E poiché giugno è anche il mese dell’apprezzamento della musica afroamericana, creato dal presidente Jimmy Carter nel 1979, celebrando le influenze musicali afroamericane che costituiscono una parte essenziale del prezioso patrimonio culturale degli Stati Uniti, dedicatevi alla sezione Musical Crossroads, che racconta la storia della musica afroamericana dall’arrivo dei primi africani fino ai giorni nostri. E’ uno spazio in cui storia e cultura si mescolano, dove la musica funge da crocevia tra l’interpretazione di stili e tradizioni musicali e le storie di sopravvivenze culturali, successi individuali e progresso sociale. L’esterno dell’edificio, ideato dall’architetto ghanese David Adjaye, è sapientemente composto da una griglia a tre livelli color bronzo. Questa struttura a graticcio rende omaggio alle intricate lavorazioni in ferro battuto forgiate dagli afroamericani schiavizzati nel sud degli Stati Uniti.
- Per vivere l’esperienza del 19 giugno, visitate Mount Vernon che si trova nella Virginia del nord, appena fuori Washington, D.C. e Maryland. MOUNT VERNON è stata la residenza padronale della piantagione (e per estensione l’intera piantagione) personale di George Washington, primo presidente degli Stati Uniti dove visse con la moglie, Martha Dandridge Custis Washington. La proprietà è situata lungo le rive del fiume Potomac nella Contea di Fairfax, in Virginia, presso la città di Alexandria. Nel suo testamento, scritto diversi mesi prima della sua morte nel dicembre del 1799, Washington lasciò delle direttive per l’emancipazione di tutti gli schiavi che gli erano appartenuti. Dei 318 schiavi presenti a Mount Vernon nel 1799, meno della metà (123 individui in tutto), vennero liberati grazie al suo testamento.






