Di fari e di “lobster”, di spiagge e di eleganti lodge. Il Maine preso per la costa

(prima puntata) La Stampa, Marco Berchi 17 Luglio 2025 

Supponiamo che abbiate percorso in cinque giorni la costa ligure da Ventimiglia a La Spezia. Se al ritorno vi vantaste dicendo: «Abbiamo “fatto” il Nord Italia» gli amici avrebbero tutte le ragioni per ridervi in faccia. Per questo il vostro cronista, iniziando questa breve (due articoli) serie, si guarda bene dal dirvi “vi spiego il Maine” e si limita a dire sottovoce “vi racconto alcuni spunti di viaggio lungo la costa del Maine e nemmeno tutta”.

Lo stato americano più a nord est ha infatti una superficie di 91.600 kmq (Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia Romagna insieme) e arriva a una latitudine nord più alta di quella della canadese Quebec City. Quanto alla costa, non è solo, come vedremo, bellissima per i turisti, è anche la porzione più popolata di uno Stato la cui densità media di popolazione è 15 abitanti al kmq (per capirci, quella del Piemonte è 167). Noi ne abbiamo percorsa circa due terzi, rinunciando per ragioni di tempo e budget al terzo finale che si conclude a Lubec, il centro abitato più a est degli Stati Uniti, con il suo faro West Quoddy Head Lighthouse, di fronte alla penisola canadese della Nuova Scozia.

Ecco, i fari. Sono indubbiamente la caratteristica più ricca di fascino, più significativa paesaggisticamente, più notevole storicamente e più fotografata del Maine. A rifletterci bene, è anche interessante notare come delle strutture in fondo semplici, esposte alle intemperie, faticose da gestire e fatte per salvare vite, merci e mezzi di trasporto, insomma delle torri con una luce in cima, siano diventate un mito e una meta, con tanto di gruppi di appassionati e “collezionisti”; non solo nel Maine, come ben si sa.

Anche il nostro breve viaggio sarà costellato di fari ma il punto di partenza è un faro… radio: la torre di controllo dell’aeroporto Logan di Boston. La metropoli del Massachusetts (qui) il nostro articolo più recente) si conferma il punto di partenza per noi europei in viaggio nel New England. Maine compreso, anzi, privilegiato perché partendo in auto dall’aeroporto si ha già la prua nella direzione giusta lungo la I-95 North e, dopo un breve tratto di New Hampshire, si entra nel “nostro” Stato.

Prima tappa e primo faro. Ci fermiamo a Cape Neddick, corta protuberanza della costa, fronteggiata da un isolotto roccioso su cui svetta il bel faro. Ne siamo separati da un breve braccio di mare ed è significativo che il primo “lighthouse” che incontriamo sia della serie “guardare e non toccare”. Sulle rocce color rame che si protendono verso est, un gruppetto sparso di pittori con cavalletti e tavolozze cattura lo scenario e cerca di far emergere un po’ di colori sullo sfondo del cielo grigio.

Ogunquit è nome tipicamente nativo e in lingua algonchina significa, indovinate un po’, “bel posto sul mare”. I discendenti dei coloni europei sono stati e sono d’accordo con la valutazione del popolo indigeno Abenaki e infatti da qui iniziamo a cogliere la forte connotazione turistica della costa del Maine. Il tono rimarrà sempre medio-alto con pochissime indulgenze al trash in rare botteghe di cianfrusaglie; per il resto, bei negozi, resort e guest house stilosi fanno capire subito che da queste parti sono di casa turisti e vacanzieri ben-spendenti provenienti da Boston e da New York e abituati a trattarsi bene.

Per chi come noi viaggia su medie più popolari c’è comunque spazio, basta un po’ d’occhio per individuare soluzioni a portata di tasca — in media con gli States, ovviamente — per mangiare e dormire.

Chiusa la parentesi, torniamo a Ogunquit, posto talmente bello da aver tracciato un bellissimo sentiero pedonale pavimentato che in una mezz’oretta conduce a Perkins Cove.

Si chiama Marginal Way ed è davvero imperdibile per gli scorci e per l’aria di mare. La facile camminata — che consigliamo di compiere andata e ritorno avendo lasciato l’auto a Ogunquit nei pressi dell’hotel Sparhawk Oceanfront Resort — è davvero “immersiva”, nel senso che permette di immergersi in tutte le caratteristiche tipiche della costa del Maine.

A proposito di immersioni, un protagonista che da queste parti se ne sta immerso ma viene fatto emergere suo malgrado è il lobster, cioè l’aragosta. Nelle note in fondo diamo qualche indirizzo e informazione. Qui basti dire che il lobster sta al Maine come il tartufo ad Alba, la pizza a Napoli, il cioccolato alla Svizzera e che esso è circondato dal vasto contorno di pescato, di crudo, di frutti di mare che potete immaginare. I prezzi, quelli non ce li immaginiamo: molto, molto più bassi di quelli praticati in Italia.

ta la prima esperienza di “lobster roll” a Perkins Cove e tornati sui nostri passi lungo la Marginal Way, rinunciamo a malincuore a visitare il locale Museum of American Art e dedichiamo un’oretta al lato B di Ogunquit e cioè l’omonima spiaggia, talmente immensa da cambiare nome tre volte lungo la sua estensione diventando Footbridge e Moody Beach.

Rinfrancati dalle due camminate, riprendiamo l’auto in direzione di Kennebunkport, dove appena arrivati gironzoliamo tra le simpatiche botteghe di Dock Square, più che una piazza un incrocio affacciato sul fiume Kennebunk. Colpisce un aspetto notevole, che ritroveremo dappertutto, anche nella città di Portland: la quasi totale assenza dei soliti marchi delle solite catene. Il 95 quando non il 100% di negozi e negozietti di ogni tipo e categoria merceologica sono “family owned”, a gestione famigliare; le insegne, variegate, colorate, simpatiche parlano chiaro e confortano il viaggiatore che sotto questo aspetto è ben felice di non sentirsi a casa, dato che ha speso dei soldi proprio per cambiare aria e, con essa, anche panorama commerciale.

Preso possesso della nostra stanza al Lodge on the Cove è già ora di cercare un posto per cenare che troviamo dopo attenta ricerca ed esame dei prezzi al The Tides Beach Club. Servono una quindicina di minuti di auto per arrivarci che sono molto descrittivi dell’allure della zona, coperta di boschi attraversati da stradine che conducono a magioni rigorosamente in legno e che si indovinano di classe indipendentemente dalle dimensioni.

Il giorno successivo ci attende Portland, che da Kennebunk dista meno di tre quarti d’ora. Abituati a ben altre cavalcate automobilistiche americane e in astinenza da fari, ce la prendiamo comoda e decidiamo di posticipare l’ingresso in città e di far visita prima a uno dei lighthouse più famosi dell’intera costa, quello di Portland Head.

Il faro di Portland Head nel Maine e il suono della sirena che era utilizzata in caso di nebbia

La scelta si rivela ottima; il posto, nell’area dell’ex fortino militare di Fort Williams, è magnifico e curatissimo, tra vellutati prati verdi, ruderi di fortificazioni, strade di accesso, sentieri pedonali e servizi perfettamente integrati nel paesaggio.

Paesaggio che si apre nella sua magnificenza guardando verso il mare dalle balconate rocciose sotto il faro vero e proprio, battute dal vento e ritmate sia dal rumore dei frangenti che dal ritmico suono di una sirena anti-nebbia messa in azione per ricordare ai turisti che il faro non era stato messo lì per Instagram ma per evitare naufragi.

Se avrete tempo, voi percorrerete il panoramicissimo Cliff Walk, noi abbiamo esplorato un paio di spot per fotografare il faro, abbiamo visitato il bel museino che ne spiega storia e attività (merita davvero), fatto acquisti nel negozietto ufficiale e ci siamo goduti il panorama con un gelato e un caffè attinti a un simpatico chiosco con prodotti italiani o simil-tali con i nomi giusti salvo un “bombolini” con una “i” di troppo.

Portland ci aspetta con pazienza e con lei un intenso pomeriggio che descriveremo nella prossima puntata. Naturalmente dopo un’insalata rinforzata con… lobster.

– Info sul Maine

– Qui il sito ufficiale del turismo negli Usa e qui quello di VisitUsa Italia

Il nuovissimo sito da esplorare per scoprire itinerari e destinazioni negli Usa è America the Beautiful

ARRIVARE

A Boston con Air France via Parigi da Milano e dai principali aeroporti italiani. Si può decidere di dedicare qualche giorno alla metropoli del Massachusetts prima di partire per il Maine. In caso contrario, consigliamo comunque di spendere la prima notte nei pressi dell’aeroporto — ottimo l’Hilton raggiungibile a piedi via passerella coperta dopo aver ritirato il bagaglio — e noleggiare l’auto il mattino successivo. Anche se si passa qualche giorno a Boston, evitare di affittare subito l’auto: la città è ben collegata — anche via acqua — con il Logan e la si visita a piedi e con la metropolitana.

DORMIRE

A Kennebunkport, The Lodge at the Cove. Silenzioso, immerso nel bosco propone tre distinti edifici tutti in legno, con camere dai colori pastello e con portico. Colazione standard, piscina esterna con ristorante nei mesi più caldi, altrimenti piacevoli angoli con scoppiettanti bracieri per sostare alla sera con un buon libro.

A Portland, Portland Harbor Hotel. Storico, centrale, comodissimo, con indispensabile valet service per parcheggiare l’auto, servizio caro ma più conveniente rispetto ai salassi dei parcheggi pubblici. Con ristorante interno e terrazza.

MANGIARE

Un viaggio nel Maine è sconsigliato agli allergici ai crostacei e non è uno scherzo. Lobster & co. sono infatti protagonisti delle tavole in ogni stagione ed è difficile per non dire impossibile starne alla larga. Per noi il battesimo del lobster roll, il panino morbido farcito con polpa di lobster e contornato di patatine, è stato da The Lobster Shack a Perkins Cove, prototipo del locale ruspante in cui si ordina al bancone e si viene serviti al tavolo con panche di legno che ricorda quelli delle birrerie centroeuropee. Nei menu di tutti i locali ci sono sempre la clam chowder — zuppa a base di patate, panna fresca liquida e vongole, insaporita con tocchetti di bacon — in varie taglie, dalla tazza alla mezza zuppiera, e il fish&chips. Altra atmosfera nei pressi di Kennebunkport al The Tides Beach Club, elegante ma non affettato hotel e ristorante con ottime ostriche e saporiti crab cakes, frittelle a base di polpa di

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