Ci eravamo lasciati settimana scorsa alle porte, anzi, al faro di Portland Head. La città più famosa del Maine — omonima di quella all’altro estremo degli Usa, in Oregon — non è la capitale dello Stato. L’onore e l’onere spettano infatti ad Augusta, nell’entroterra, e chi volesse approfondirne la storia avrà anche occasione di scoprire le particolari origini del Maine. Qui vi accenniamo solo: il Maine fu creato nel 1820 separandolo dal Massachusetts in virtù del “compromesso del Missouri,” teso a mantenere paritario negli Stati Uniti dell’epoca il numero degli stati schiavisti e non schiavisti.

Il centro di Portland (Maine Office of Tourism)
Ci scusiamo con Augusta ma noi ci dedichiamo a Portland. E lo facciamo, dopo un veloce pranzo a base di lobster, con un’attività squisitamente turistica che abbiamo già consigliato in altre città e che qui si rivela utilissima: un tour su un trolley, che qui non è una valigia con le ruote ma un piccolo bus che per foggia ricorda un tram d’epoca ed è condotto da una simpatica signora che ha anche il compito di illustrare il percorso.
Il giro infatti permette in un paio d’ore di farsi un’idea della storia della città, dei musei, degli spazi verdi — belli il parco di Fort Allen e la Eastern Promenade — del centro storico affacciato sul porto e caratterizzato da strade acciottolate fitte di negozi e negozietti e delle isole e isolette che si scorgono all’orizzonte della baia. Su queste ultime vale la pena di spendere una parola. È infatti a partire da qui che la costa del Maine inizia a frastagliarsi verso nord est, quasi a sbriciolarsi generando un labirinto di isole, insenature, baie e scogli. Labirinto che è un paradiso per turisti e fotografi ma un purgatorio e un inferno, probabilmente, per capitani di navigli e timonieri, percorribile in sicurezza solo grazie al rosario di fari che — vedi la scorsa puntata — sono il simbolo del Maine.

Il porto di Portland (Maine Office of Tourism)
E infatti, puntualmente, il nostro tour fa tappa anche al Portland Head Lighthouse che siamo ben felici di rivedere a distanza di poche ore dalla nostra prima visita, con una luce diversa e con maggiore agio anche se la sosta è di breve durata dato che il trolley ci riporterà al punto di partenza, al porto, dove salutiamo la nostra guida un po’ storditi: con il suo microfono ha parlato incessantemente per le due ore del tour, una notevole performance e un diluvio di informazioni ed aneddoti.
Una lunga passeggiata e una buona cena in un ristorante dal nome e dagli echi italiani per una volta non sprecati concludono la giornata.
Quella successiva ci conduce alla meta clou del nostro viaggio: l’Acadia National Park. Non prima, però, di una sosta nella bella cittadina di Camden, dove consigliamo di parcheggiare nella zona della biblioteca civica e di fare un bel picnic sui prati affacciati sul porticciolo: tutto molto Maine.

Bar Harbor, il principale centro della Mount Desert Island, alle soglie dell’Acadia National Park (Maine Office of Tourism)
A questo punto, questo articolo prende una piega diversa dalla pura descrizione delle 36 ore che abbiamo dedicato al magnifico parco nazionale. Infatti, a differenza dei parchi del West e del Sudovest, immensi e spopolati, l’Acadia insiste sì su ampie aree di wilderness — letteralmente “the highest rocky headlands along the Atlantic coastline of the United States” — ma intercetta anche piccoli villaggi, spiagge, scogliere accessibili, e vere e proprie cittadine, con confini frastagliati che inducono a non essere sempre ben sicuri se si è o meno “dentro” al parco stesso (per il quale serve comunque un pass per ogni veicolo).
Altra conseguenza: l’Acadia — piccolo per gli standard Usa — è nella top 10 dei parchi più visitati e quindi il consiglio di mollare l’auto e approfittare delle navette gratuite Island Explorer è più che sensato se si ha poco tempo e obbligato se si vogliono esplorare le 158 miglia di “hiking trails” e le 45 di “carriage roads” vietate ai mezzi a motore.

A Otter Point, lungo la Park Loop Road, le foreste di conifere paiono tuffarsi nell’Atlantico (Maine Office of Tourism)
È addirittura raggiungibile solo prenotando l’orario di accesso e pagando un ulteriore fee una delle aree più spettacolari del Parco, la Cadillac Mountain. Dai 450 m. del cocuzzolo di rocce piallate dai ghiacciai di ere remote e battuto dai venti si ammira l’estensione del Parco e si capisce perché chi ha poco tempo deve concentrarsi sulla parte orientale della Mount Desert Island rinunciando — ahinoi — non solo alla Schoodic Peninsula e alla remota Isle du Haut ma anche alla porzione occidentale.
Quest’ultima, per la verità, può essere raggiunta con un vero e proprio blitz limitato ad ammirarne il più lontano promontorio, dove sorge il Bass Harbor Head Lighthouse. È, questo, il faro più suggestivo non solo del Maine ma forse dell’intero continente nordamericano, tanto da essere stato il protagonista della copertina del sito ufficiale America the Beautiful e della nostra.
Il Bass Harbor Head Lighthouse è il faro più fotografato d’America

Sulla Cadillac Mountain, al centro del Parco (foto Berchi)
Fotografarlo da terra, per la verità, non è facilissimo ma la posizione del manufatto e il panorama, come si dice, valgono il viaggio.
Ma torniamo alla Cadillac Mountain; il panettone si trova al centro dell’altro imperdibile highlight del Parco, la Park Loop Road, che va percorsa integralmente per apprezzare la notevolissima varietà di ambienti che l’Acadia offre. La classica mappa da ritirare gratuitamente al Visitor Center — peraltro sorprendentemente spartano — lo mostra bene. Vi fermerete senz’altro al grande complesso di Jordan Pond scendendo sino alle sponde del cristallino specchio d’acqua: vi sembrerà di essere trasportati nel cuore del continente, lontani da spiagge e scogliere.
Dalla sommità della Cadillac Mountain si apprezza l’intero Acadia National Park, nel Maine

Le caratteristiche rocce digradanti verso il mare (foto Berchi)
Altro consiglio: cercate di trovare da dormire — prenotando per tempo — entro i confini se non dell’Acadia almeno della Mount Desert Island. Così potrete avere il tempo necessario per passeggiare per la graziosa cittadina di Bar Harbor, centro principale dell’isola, dove potrete cenare con ampia scelta e, dopo cena, gustare un gelato al gusto di… lobster da Ben & Bill’s Chocolate Emporium.

L’Abbe Museum è associato alla Smithsonian Institution
Ed è proprio a Bar Harbor che occorre fare una visita che temiamo sia spesso e a torto snobbata dalla maggior parte dei visitatori europei. L’Abbe Museum è un esemplare, piccolo e curato museo dedicato alla cultura e alle tradizioni della Nazione Wabanaki e la sua collezione, che copre 12mila anni di storia, è divenuta un modello per altre istituzioni anche per la capacità di integrare i reperti antichi con le testimonianze dei discendenti contemporanei dei nativi. Mettete quindi all’inizio o alla fine della vostra esperienza all’Acadia National Park una visita all’Abbe Museum. Vi aiuterà a non dimenticare che prima di voi, generazioni di uomini e donne hanno goduto della bellezza di questi luoghi protesi verso il sorgere del sole tanto da darsi un nome che brilla di poesia: Wabanaki, il “popolo dell’alba”.
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– Info sul Maine
– Info su Portland dove si può scaricare una brochure in italiano
– Info sull’Acadia National Park
Qui il sito ufficiale del turismo negli Usa e qui quello di VisitUsa Italia
Il nuovissimo sito da esplorare per scoprire itinerari e destinazioni negli Usa è America the Beautiful
ARRIVARE
A Boston con Air France via Parigi da Milano e dai principali aeroporti italiani. Si può decidere di dedicare qualche giorno alla metropoli del Massachusetts prima di partire per il Maine. In caso contrario, consigliamo comunque di spendere la prima notte nei pressi dell’aeroporto — ottimo l’Hilton raggiungibile a piedi via passerella coperta dopo aver ritirato il bagaglio — e noleggiare l’auto il mattino successivo. Anche se si passa qualche giorno a Boston, evitare di affittare subito l’auto: la città è ben collegata — anche via acqua — con il Logan e la si visita a piedi e con la metropolitana.

Il salotto dell’Harbourside Inn
DORMIRE
A Portland, Portland Harbor Hotel. Storico, centrale, comodissimo, con indispensabile valet service per parcheggiare l’auto, servizio caro ma più conveniente rispetto ai salassi dei parcheggi pubblici. Con ristorante interno e terrazza.
Nel territorio del Parco, sulla Mount Desert Island, ci sono sistemazioni di tutti i tipi. Elegante, comodo e silenzioso nell’ombra del bosco l’Harbourside Inn, un cottage d’epoca a 15 minuti da Bar Harbor e a 3 minuti a piedi da Northeast Harbor. La gestione famigliare dà la sensazione di essere ospiti in una casa privata, con gli spazi comuni finemente arredati a disposizione degli ospiti.
MANGIARE
A Portland, Via Vecchia, in zona centrale e storica, non tradisce il nome italiano: si mangia bene e infatti il ristorante è molto apprezzato dai locals. Sulla Commercial Street, lungo il porto, ampia scelta di locali a base di lobster tra cui Portland Lobster Company.
Per breakfast e spuntini i locals vanno da Gross Confection Bar e dalla Standard Baking Company.
Dominato da lobster & c. e molto ampio anche il panorama dei locali nei vari centri dentro e fuori dal Parco di Acadia. Abbiamo mangiato bene al West Street Café di Bar Harbor.
Del gelato all’aragosta di Ben & Bill’s, sempre a Bar Harbor, si à già detto qui sopra ma una specialità locale da non perdere sono i popover. Trattasi di una sorta di muffin in cui l’impasto si gonfia a mo’ di soufflé lasciando all’interno un vuoto qui di solito riempito con marmellata di mirtilli. A Jordan Pond, invece, usano le fragole e l’assaggio è quasi obbligatorio per tutti i visitatori di passaggio.

Una sala dell’Abbe Museum (foto Berchi)
ACQUISTARE
La vocazione fortemente turistica di tutta l’area che insiste nell’Acadia e intorno ad esso non favorisce certo i prezzi bassi. Noi abbiamo trovato un’eccezione nel piccolo negozio Acadia on West al 50 di West Street a Bar Harbor, a due passi dal ristorante segnalato poco sopra.
VISITARE
A Portland sono molto popolari anche i tour in mare per l’avvistamento (stagionale) di balene e foche, per vedere i fari da una diversa prospettiva e per scoprire i segreti dei pescatori. Qui e qui due operatori che ci sono stati segnalati di buona qualità.




