I Nativi

Già all’arrivo di Colombo in America i Nativi esistevano da almeno 15.000 anni, giunti dall’Asia attraverso lo stretto di Bering, durante l’ultima glaciazione. Si distribuirono lungo le praterie, nei deserti, nelle foreste e sulle montagne, vivendo di caccia, pesca e di piante selvatiche. Il retroterra storico e culturale così radicato è pertanto profondamente legato spiritualmente alla terra, la medesima che i Nativi odierni considerano retaggio ancestrale del proprio popolo. Oggi percorrere le strade americane dell’INDIAN COUNTRY significa poter comprendere l’universo globale e complesso di cultura, tradizioni, credenze, cerimonie, nonché la dura realtà della quotidianità dei Nativi d’America. Se si conosce la drammatica storia tra bianchi ed indiani ed i contrasti che ancora oggi esistono, si potranno capire le diverse posizioni di talune tribù nei confronti del fenomeno turismo; in parte è, infatti, considerato una fonte di reddito ed un veicolo per stimolare la protezione ambientale e le culture tradizionali, d’altro canto – invece – per talune tribù è una minaccia all’integrità delle comunità indiane ridotte a mera curiosità. Ecco quindi che una buona preparazione sulla storia e sulle tradizioni dei Nativi Americani aiuterà durante un viaggio negli Stati Uniti a comportarsi in modo sostenibile visitando i luoghi tribali dei Nativi con rispetto, o partecipando a cerimonie o raduni. All’origine si stima esistessero 15 milioni di indiani in America settentrionale prima dell’arrivo degli Europei. Diverse le culture nelle distinte regioni. Nei Grandi Laghi l’OLD COPPER CULTURE, che usò il rame per costruire armi, monili ed utensili. Nel New England la RED PAINT PEOPLE CULTURE con elaborate necropoli per complessi cerimoniali. Nel Sud Ovest la CULTURA DEL DESERTO, con gli Hohokam ed i Mogollon, più a nord le culture dei Pueblos e degli Anazasi, agricoltori e pastori nonché grandi architetti di dimore in parte costruite sulle mesas ed in parte nei canyon, all’interno di cavità in dirupi scoscesi d’arenaria. Infine la CULTURA DEI TEMPLIdei Natchez, che si sviluppò nella valle del Mississippi.

Le riserve indiane

Con Spagnoli, Francesi, Inglesi la cultura dei Nativi subì mutamenti talvolta distruttivi, per singoli interessi da parte dei colonizzatori. In ogni area geografica d’America i conflitti storici portarono ad un vero e proprio massacro, talvolta giustificato dai bianchi Americani con il concetto di “destino manifesto”, ritenendosi predestinati ad impadronirsi – dopo la Rivoluzione Americana – del continente. Si arrivò anche all’annientamento sistematico d’intere tribù oggi oramai scomparse o estinte, nonché alla privazione di terre per arrivare ad una politica federale basata sulla creazione di RISERVE INDIANE.Esistono almeno 300 tribù indiane riconosciute in altrettante riserve federali, e circa 130 non riconosciute dalle autorità federali, e che non ricevono alcun aiuto. Tuttavia alcune di queste hanno ottenuto il riconoscimento dallo stato in cui si trovano e possiedono un proprio governo tribale, in 21 riserve statali. Il BUREAU OF INDIAN AFFAIRS (BIA) – braccio amministrativo del Governo Americano nelle questioni indiane -, deve confrontarsi con un quadro degradato di povertà, disoccupazione, minor durata della vita media, alcolismo, basso livello educativo, inadeguatezza delle strutture sanitarie per una popolazione complessiva che oggi si stima essere di circa 1 milione e mezzo di Nativi. Le riserve hanno una giurisdizione tribale che non segue una regola generale per l’applicazione della legge; ogni stato procede autonomamente. Nelle riserve bisogna sottostare alle leggi ed ai regolamenti tribali, rispettandone i funzionari.
Per il turismo nelle riserve indiane esistono campeggi, bed & breakfast, motel, resort, ranch ed accampamenti caratteristici con Tepee o altre dimore della tradizione nativa. Esistono ristoranti, scuole, uffici postali e stazioni di servizio, anche se poche e distanti tra loro, servizi sanitari, ospedali e cliniche che godono di sovvenzioni federali, ma le cure non d’emergenza sono solo per i membri tribali. Le strade delle riserve sono generalmente in buone condizioni, alcune sterrate o ghiaiose. Per gli acquisti di oggetti d’artigianato esistono i Trading Post, oppure mostre, mercatini e feste, nonché i raduni indiani, i Powwow.

I nativi americani d’oggi

Gli Indiani Nativi nel 1944 fondano il NATIONAL CONGRESS of AMERICAN INDIANS, attivo presso il Governo di Washington, con lo scopo di impegnarsi in battaglie nelle corti di giustizia e, richiedere anche la restituzione di territori indiani. Blue Lake, ad esempio, restituito al Taos Pueblo, New Mexico; oltre 8.000 ettari nello Stato di Washington, reso agli Yakima. Tra le tante lotte esiste anche quella relativa ai Casinò ed al gioco d’azzardo, che ha radici antiche nella cultura indigena nordamericana. Il fenomeno nasce negli Anni ’70 con le case da gioco nel Maine ed in Florida. Il Governo Federale le legittima, stimolando così l’economia delle Riserve con l’Indian Gaming Regulatory Act del 1988 a riconoscimento di forme legali di gioco d’azzardo quale attività e non a scopo di lucro. Oggi si contano circa 200 case da gioco. La “casinoizzazione” delle riserve da un lato produce economia tribale; vale l’esempio nel Connecticut meridionale ove la popolazione dei Mashantucket e Pequod ha trasformato il territorio indiano oramai abbandonato in una comunità prospera e dinamica, mentre per altri versi si discute sulla perdita d’identità delle tribù. Si suole suddividere l’America Indiana secondo i quattro punti cardinali, e Padre Cielo e Madre Terra. Nel Nordest domina la nazione Chippewa che con i Menominee, i Winnebago, i Potawatomi, gli Oneida ed altre ancora condivide la zona dei Grandi Laghi composta da Minnesota, Wisconsin e Michigan. Nello stato di New York identifichiamo gli Iroches, Cayuga ed i Seneca. Nel New England: i Wampanoag, i Naraganset, i Massachuset, i Penobscot. Nel sudest vivono gli eredi della Cultura del Mississippi, gli Shawnee; nel North Carolina i Cherokee nelle Great Smoky Mountains. In Florida i Seminole ed i Miccosukee nelle Everglades. In Mississippi i Choctaw. In Oklahoma vivono circa trenta tribù: Cherokee, Creek, Choctaw, Pawnee, Miami, Shawnee, Comache, Kiowa ed altre. In California i Pomo, i Mowok, gli Shoshone, gli Hupa, i Cahuilla ed altri gruppi tribali. Nel Nord Ovest la Grande Nazione Sioux con le sue diverse tribù: Arapaho, Bannock, Shoshsone, Flathead, Nasi Forati, Piedi Neri, Dakota, Nakota e Lakota, Corvi, Gros ventre, Cheyenne, Hidatsa, Mandan, Arikara. Infine la più grande tribù Nativa, i Diné o Navajo (250.000), é compresa nella Navajoland, in oltre 5 milioni di ettari tra Arizona, New Mexico e Utah, mentre i 19 Pueblos occupano il New Mexico. I Nativi d’Alaska – Inupiat, Yupik, Aleut, Tlingit, Haida, Eyak e Tsimshian – sono trattati separatamente da quelli statunitensi, non vivono in riserve, ad eccezione dei Tsimshians. Molte lingue native sono ancora oggi parlate dalle popolazioni indiane, calcolando che almeno un terzo degli Indiani usa l’idioma nativo.

I powwow

Numerose sono le differenze tra le diverse culture native americane e le pratiche religiose, che variano in diversificata ricchezza e complessità dei cerimoniali. Oggi il rinascimento dei Nativi si esprime culturalmente, con celebrazioni della vita, durante i Powwow, raduni tribali di danze e d’artigianato. E’ sempre suggeribile visitare i molteplici musei tribali, evitando d’interpretare villaggi e riserve come musei! Durante le visite si deve prestare rispetto per gli spazi, la privacy e le abitazioni degli Indiani, per la natura e la fauna, così come per i luoghi non turistici, poiché ancestrali e sacri. I Nativi Americani onorano ancora le quattro direzioni cardinali fumando la pipa sacra, entrano nella Capanna del Sudore o Capanna della purificazione (Sweat Lodge) per il tradizionale rito di purificazione e rigenerazione spirituale. Vanno ancora alla ricerca di visioni, Vision Quest, soli nella prateria deserta e si sottopongono alla dura prova dell’auto tortura nelle cerimonie della danza del sole, Sun Dance. Anche ilPowwow non é una fiera del folclore, bensì un raduno aperto anche ai non indiani, con danze e canti e suoni di tamburo durante il quale ci sono regole da rispettare: divieto del consumo d’alcolici, di fotografare senza il permesso, invito ad indossare abbigliamento casual ma sobrio. E’ un incontro tra popoli di regioni lontane, un’occasione per i Nativi di affermare la propria identità etnica e culturale, con il patrimonio dei propri valori. Non é uno spettacolo al quale applaudire. I Powwow si svolgono normalmente d’estate, durante i fine settimana, e vi partecipano uomini, donne e bambini. E’ necessario smantellare la nostra idea romantica degli Indiani d’America, spesso colma di luoghi comuni e partecipare con maggior attenzione all’integrazione di Nativi Americani nel tessuto contemporaneo urbano ed extra urbano degli U.S.A., riflettendo sull’eredità indiana oggi così limitata, mediata ed incerta.

AIANTA è un’associazione senza scopo di lucro composta da tribù di nativi americani e da imprese tribali nate nel 1999 per promuovere il turismo nelle terre degli indiani d’America. L’Associazione è composta da tribù di sei regioni: Eastern, Plains, Midwest, Southwest, Pacific e Alaska. Lo scopo dell’Associazione è quello di rappresentare i nativi e supportare lo sviluppo turistico per i suoi membri, assistere tribù nella creazione di infrastrutture e competenze, fornire assistenza tecnica, formare ed educare le tribù, le organizzazioni tribali e i loro membri.

AIANTA è entusiasta di introdurre “American Indians & Route 66“, una nuova guida che offre ai viaggiatori un nuovo sguardo alla famosa strada con destinazioni native più autentiche e attività lungo la Route 66 da Chicago a Los Angeles.

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